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Le protesi mammarie scoppiano in aereo?

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Anche se oggi di chirurgia estetica si parla fin troppo, ci sono ancora persone che nutrono timori infondati su alcune procedure e interventi, fra cui anche l’aumento del seno.
Spesso è successo che, per il desiderio di sorprendere e interessare i lettori, i giornali ed il web abbiano diffuso notizie prive di un pur minimo fondamento scientifico, una delle più inverosimili è la possibilità che una protesi mammaria possa “esplodere” durante un volo aereo.

Cosa risponderei ad una paziente che mi chiede rassicurazioni in merito? Penso che la inviterei a fare da sola una riflessione, usando il buon senso anziché lasciarsi suggestionare: su un aereo di linea, grazie alla pressurizzazione, la pressione è sempre sotto controllo e paragonabile a un’altitudine di circa 1.500 metri, con lievi e graduali oscillazioni quando l’aereo cambia quota. Di solito non ci accorgiamo neppure di questi piccoli cambiamenti, se non talvolta per un lieve fastidio alle orecchie, figuriamoci come potrebbero danneggiare le protesi in silicone, create per resistere ad ogni tipo di sollecitazione e perfino allo schiacciamento!

Bisogna considerare anche che le protesi in silicone, che spesso provengono dall’estero, viaggiano nella stiva, non pressurizzata, senza che ciò influenzi minimamente la loro integrità: la pressione infatti, che diminuisce via via che l’aereo sale in quota, non ha alcun effetto negativo sugli impianti mammari e sul gel di silicone in essi contenuto.

E’ importante sapere che le protesi di ultima generazione e della migliore qualità, prima di poter essere approvate e immesse in commercio, subiscono in quanto presidi medici numerosi test, alcuni in vasca iperbarica, per verificare la loro resistenza all’usura, allo stress meccanico, a fortissime variazioni di pressione e impatti molto violenti, che nella realtà non potrebbero verificarsi neppure se la paziente con protesi subisse incidenti o cadute gravi.

Le donne devono essere correttamente informate, non avere timore in nessuna situazione e affrontare con serenità anche la mammografia, che genera una pressione di appena 2 chili e non può in nessun caso provocare la rottura o il danneggiamento degli impianti mammari.
La rottura, del resto è un evento estremamente raro, anche nel lungo termine, e oggi meno temibile di quanto potesse essere in passato, perché il gel contenuto all’interno del robustissimo involucro multistrato possiede speciali caratteristiche di coesività, che fanno sì che resti nella sua sede, senza disperdersi nell’organismo, anche in caso di danni accidentali.