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Dalla liposuzione alla mastoplastica additiva, la Chirurgia estetica può aiutarti.

La Chirurgia Plastica Estetica

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Per un colorito uniforme e senza macchie, scegli i trattamenti migliori!

· Laser e tecnologie, News · Comments Off on Per un colorito uniforme e senza macchie, scegli i trattamenti migliori!

Tanti mesi al sole, e adesso di fronte allo specchio il viso non ci appare fresco e luminoso come avremmo voluto, il colorito sembra spento, con qualche macchia scura che purtroppo “ci invecchia”: sono gli effetti dell’esposizione alle radiazioni ultraviolette, che accentuano il processo fisiologico di invecchiamento della pelle. Cosa fare?

Le “macchie” appaiono a causa di un accumulo di melanina localizzato più o meno in profondità negli strati della cute.
Questo pigmento è prodotto naturalmente dalla nostra pelle come difesa quando ci si espone al sole ma, per una serie di cause che ne alterano i normali equilibri, può accumularsi, causando le cosiddette lesioni melaniche.
L’età è uno dei fattori che maggiormente predispongono all’insorgenza di macchie, ma anche varie malattie, disfunzioni ormonali o farmaci. Spesso le macchie appaiono in seguito a uno stato infiammatorio della cute, che può essere causato da una scottatura solare, da una semplice abrasione superficiale, dall’acne o da un trattamento di peeling o laser non correttamente eseguito.

Fortunatamente le macchie possono essere completamente eliminate, in maniera sicura, con trattamenti ambulatoriali specifici, che devono sempre essere consigliati da uno specialista, in base alle caratteristiche della pelle, e effettuati in centri specializzati con prodotti e apparecchiature di qualità, per non esporsi inutilmente al rischio di non risolvere o addirittura peggiorare la situazione.

Uno dei trattamenti d’elezione per le macchie è Dermamelan®, un peeling chimico dalla formula esclusiva, creato per adattarsi ad ogni tipo di pelle e ogni fototipo.
La prerogativa di Dermamelan® è quella di intervenire direttamente sulla causa dell’ iperpigmentazione, andando ad inibire l’enzima responsabile dell’accumulo del pigmento scuro nei melanosomi, la Tirosinasi.
Questo peeling, molto ben tollerato da ogni tipo di pelle, provoca una delicata esfoliazione dello strato corneale della cute, rimuovendo i depositi di melanina e riducendo nettamente le macchie cutanee fin dalla prima seduta, ma non solo: nella sua formula è contenuto il fattore K, una sostanza coperta da brevetto, che migliora la texture cutanea, attenuando i pori dilatati, dona elasticità e luminosità della pelle, ha un potente effetto antiossidante che combatte l’azione dei radicali liberi e infine stimola la produzione di collagene e elastina: un vero e proprio trattamento di bellezza che si aggiunge ai benefici del peeling.
Dermamelan® è un trattamento indolore e privo di effetti collaterali, che richiede circa mezz’ora, si completa con un semplice protocollo domiciliare e può essere ripetuto fino a tre volte (nei casi più gravi), con cadenza mensile.

Risultati altrettanto ottimi nella guerra alle macchie si possono ottenere anche con un “resurfacing cutaneo” effettuato in ambulatorio con il laser Co2 Frazionato. Questo trattamento risulta molto più delicato e privo di effetti collaterali rispetto ad una dermoabrasione tradizionale, in quanto il laser permette un’azione selettiva, diretta solo agli accumuli melanici, che non danneggia il tessuto cutaneo.
Il risultato, dopo una sola seduta di resurfacing con laser Co2 Frazionato, è un colorito uniforme,  la superficie cutanea più liscia e omogenea, la pelle visibilmente più compatta, come rigenerata. Talvolta, per migliorare ulteriormente e rendere più duraturi gli effetti del resurfacing si effettua, dopo pochi giorni, un trattamento  bioristrutturante, che serve a stimolare ulteriormente la produzione di collagene negli strati profondi della cute.

Per ulteriori informazioni sul trattamento delle macchie e delle discromie cutanee, prenota un consulto personalizzato con il Dott. Quercioli.

Dopo il sole estivo, la biorivitalizzazione ti “salva la pelle”!

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Durante la bella stagione la nostra pelle è sottoposta a un forte stress, dovuto alla continua esposizione alle radiazioni solari. Quando il tono dorato e uniforme conquistato in vacanza se ne va, notiamo che la pelle appare spenta e disidratata. La soluzione è in un trattamento semplice, indolore e privo di controindicazioni, che assicura subito ottimi risultati.

E’ noto ormai a tutti che, fra i vari fattori che contribuiscono all’invecchiamento cutaneo, la fotoesposizione ha un ruolo importante. Nonostante le precauzioni e l’uso di filtri solari adeguati, la pelle dopo l’estate si mostra inaridita, il colorito spento e non uniforme.
Il trattamento più indicato per restituirle al più presto salute e vitalità, ripristinando una condizione di idratazione ottimale, è la biorivitalizzazione, che non a caso è considerata una delle risorse basilari della medicina estetica di oggi: indispensabile per prevenire lo stress ossidativo, mantenendo più a lungo possibile la naturale bellezza della pelle, ma anche preparazione ideale prima di qualsiasi altro trattamento, come filler o tossina botulinica.

La biorivitalizzazione non segue un protocollo standard, perché deve rispondere alle esigenze specifiche di ogni paziente, secondo l’età e le condizioni della pelle.
Sulle pelli giovani, la biorivitalizzazione è utile per mantenere un livello di idratazione ottimale, perché la pelle resti sana e vitale il più a lungo possibile, ritardando la comparsa delle piccole rughe espressive e dei primi segni dell’invecchiamento.
Sulle pelli più mature, la biorivitalizzazione è indispensabile per contrastare l’assottigliamento e la disidratazione della cute, grazie all’acido ialuronico, che ha la prerogativa di attrarre e trattenere molte molecole di acqua, ma anche per combattere i danni dei radicali liberi e stimolare il metabolismo naturale della cute, migliorando la sintesi del collagene.

Di solito consiglio cicli di 5/6 trattamenti biorivitalizzanti, che possono essere anche ripetuti a distanza di qualche mese. Durante le brevi sedute ambulatoriali, che permettono l’immediata ripresa delle normali attività, vado ad infiltrare nelle aree da trattare sostanze naturali, biocompatibili e del tutto riassorbibili: acido ialuronico, aminoacidi, mix di sostanze antiossidanti e stimolatori del collagene per le pelli più invecchiate.
La tecnica di infiltrazione, che risulta indolore, perché effettuata con un microago, può essere il picotage (tante piccole punturine su viso, collo e décolletè) oppure il tunnel, per i trattamenti più profondi di “bioristrutturazione” sulle pelli mature.
In alternativa è possibile ricorrere al “PRX-T33”, un trattamento ambulatoriale che non prevede l’uso di aghi e consiste nell’applicazione su viso, collo e décolleté di un gel dalla formula non aggressiva, privo di effetti indesiderati, dotato di uno straordinario effetto biorivitalizzante.
Consiglio anche in questo caso 3/5 sedute, da effettuare a distanza di una decina di giorni l’una dall’altra.

Se desideri contrastare alla radice, in modo del tutto naturale, il processo di invecchiamento della pelle, non solo di viso, collo, décolleté, ma anche di molte altre aree “critiche” del corpo, come il seno, il dorso delle mani, le braccia, l’interno cosce o la pancia, prenota subito un consulto per conoscere il trattamento di biorivitalizzazione di cui la tua pelle ha bisogno!

Liposuzione addome: il post operatorio e i tempi di recupero

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Liposuzione dell’addome, che tempi di recupero richiede?

Gli accumuli adiposi nella regione addominale sono piuttosto comuni, e purtroppo in molti casi difficili da debellare, nonostante la dieta e l’esercizio fisico. Per recuperare un addome piatto in alcuni casi può essere sufficiente una liposuzione localizzata, che è possibile effettuare anche in anestesia locale.
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Quando siamo di fronte a inestetismi dell’addome particolarmente gravi, ad esempio dopo gravidanze multiple o ingenti perdite di peso, che hanno lasciato una quantità di tessuto rilassato in eccesso, è necessario quasi sempre effettuare l’addominoplastica, un intervento che prevede, oltre che l’aspirazione del grasso in eccesso, il riposizionamento dei tessuti cutanei e in alcuni casi il rafforzamento della muscolatura addominale.

Se invece il problema della “pancia” si limita ad un eccessivo accumulo di grasso, mentre il tessuto cutaneo è sufficientemente compatto e elastico, la liposuzione può essere risolutiva.

Una liposuzione circoscritta all’area addominale è un intervento di minore entità rispetto a un’addominoplastica completa,  e la convalescenza è più breve e meno impegnativa per il paziente, che solitamente è in grado di riprendere le normali attività dopo una settimana circa.
Rispetto all’addominoplastica, inoltre, la liposuzione dell’addome non comporta cicatrici visibili, perché il grasso viene aspirato con sottilissime cannule.

L’aspirazione del tessuto adiposo richiede di solito una semplice anestesia locale con sedazione, e alcuni giorni di riposo dopo l’intervento, per dar modo ai tessuti di normalizzarsi. E’ molto importante che nel post operatorio il paziente segua attentamente le indicazioni del medico, evitando sforzi eccessivi e indossando sempre l’apposita guaina compressiva, che favorisce il drenaggio dei liquidi e il recupero della tonicità.

Per maggiori informazioni consulta la pagina http://www.lachirurgiaplasticaestetica.it/chirurgia-estetica/liposuzione/, o chiedi una consulenza personalizzata al Dott. Quercioli.

La liposuzione a ultrasuoni senza bisturi. Per chi è indicata?

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Sconfiggere le adiposità localizzate con gli ultrasuoni: un’alternativa alla liposuzione?

Nella guerra all’adipe localizzato la liposuzione non è l’unica strategia vincente.
I pazienti che per motivi di salute o per scelta personale non vogliono ricorrere alla chirurgia possono contare sulle apparecchiature medicali a ultrasuoni, oggi sempre più efficaci e sicure, che permettono in molti casi di ottenere risultati di tutto rispetto.
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Il trattamento ambulatoriale di elezione per eliminare gli accumuli di adipe e rimodellare varie parti del corpo si chiama cavitazione.
La cavitazione non offre un risultato drastico e immediato, in un’unica seduta, come invece avviene con la liposcultura, ma prevede un ciclo di almeno 6 sedute, che generalmente su svolgono con cadenza settimanale.
Questa metodica, se effettuata da personale esperto e competente con apparecchiature medicali di ultima generazione, risulta estremamente efficace, in special modo se il paziente abbina al trattamento una dieta adeguata e una leggera attività fisica.

Ogni seduta di cavitazione dura circa un’ora, è indolore e si effettua con uno speciale manipolo che diffonde nell’area da trattare ultrasuoni a bassissima frequenza. Le cellule adipose colpite dagli ultrasuoni si “svuotano”, provocando la fuoriuscita di acidi grassi, che vengono gradualmente metabolizzati dall’organismo nelle ore e nei giorni seguenti.
Generalmente, con un ciclo di trattamenti è possibile ottenere risultati ottimi e duraturi, in modo graduale e senza la necessità di interrompere le normali attività.

Per maggiori informazioni consulta la pagina http://www.lachirurgiaplasticaestetica.it/laser-e-tecnologie/cellulite-e-adiposita/, o chiedi una consulenza personalizzata al Dott. Quercioli.

RINOPLASTICA: NON SOLO “PER BELLEZZA”

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Le richieste dei pazienti non sempre riguardano l’aspetto estetico del naso, che può apparire troppo lungo, grosso o ricurvo, e quindi non in armonia con i tratti del volto, ma anche presentare problematiche di tipo funzionale, che ostacolano la corretta funzionalità respiratoria.

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Rinoplastica o rinosettoplastica?
In termini tecnici, l’intervento di rinoplastica è quello che effettuiamo per migliorare l’aspetto estetico del naso, rimodellandone le parti ossee e cartilaginee, mentre, nei casi in cui dobbiamo intervenire su una deviazione del setto nasale o un’ ipertrofia dei turbinati, si parla più propriamente di rinosettoplastica.
Senza alcun dubbio il naso è uno degli aspetti più caratterizzanti del nostro viso, e un intervento che ne migliori l’aspetto, restituendo armonia alle proporzioni, ha quasi sempre un risvolto positivo anche sull’autostima e la vita di relazione del paziente.

Il “naso lungo”, o percepito come tale dal paziente
Sono vari gli inestetismi che possono spingerci a ricorrere alla rinoplastica. Fra i difetti più odiati, ad esempio, la presenza di una “gobba” sul dorso del naso, che il paziente nota osservando il suo profilo allo specchio. In altri casi, il problema più vistoso può essere l’eccessiva larghezza della piramide nasale, che ci appare ancor più marcata e evidente quando ci vediamo in foto, o la punta, grossa e inclinata verso il basso.
Un prototipo di naso esteticamente poco gradevole, per fare un altro esempio, è il “naso lungo”, intendendo con questo termine non la sua lunghezza vera e propria, che va dall’origine, nell’area frontale, al confine con il labbro superiore, ma piuttosto la sua altezza, in altre parole la proiezione della punta, che normalmente non dovrebbe oltrepassare la proporzione di un terzo rispetto alla lunghezza.
La proiezione eccessiva della punta rende il naso disarmonico e influenza l’aspetto globale del viso.

Il naso traumatizzato
Merita un discorso a parte il ripristino delle caratteristiche estetiche e della corretta funzionalità di un naso che è stato gravemente traumatizzato.
In questo caso l’intervento chirurgico serve sia a rimodellare le strutture ossee e cartilaginee del naso che a ripristinare la funzione respiratoria, che spesso risulta compromessa (rinosettoplastica).
Questo intervento può essere un po’ più lungo e complesso rispetto alla sola correzione estetica, ma offre risultati ottimi e molto naturali.

La corretta pianificazione dell’intervento
Indipendentemente dal fatto che la rinoplastica sia effettuata a fini estetici o funzionali, la visita pre operatoria è un passo importante.
Durante il primo consulto, oltre a valutare le caratteristiche specifiche, le condizioni generali di salute e la funzionalità del naso del suo paziente, il chirurgo plastico ascolta e comprende tutti gli aspetti che per lui sono importanti.
Al di là di una valutazione oggettiva dei vari parametri estetici e funzionali, occorre dare un giusto rilievo ai desideri ed alle aspettative del paziente, che può percepire alcune caratteristiche del suo naso più inadeguate e inaccettabili di altre, in base alla sua sensibilità individuale.

Per approfondimenti: www.lachirurgiaplasticaestetica.it/chirurgia-estetica/naso/

LA RINOPLASTICA PER IL NASO A PATATA

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Correzione del naso: quando il problema è la punta

Nel gergo comune si definisce “naso a patata” un naso non sempre sproporzionato o curvo, ma che presenta una punta grossa e larga.
Questa forma particolare del naso influenza negativamente l’estetica del volto, e in molti casi è sufficiente per motivare il paziente a rivolgersi al chirurgo plastico, alla ricerca di una soluzione definitiva.

Correggere la punta del naso non comporta problemi particolari, anche se è necessaria abilità e esperienza da parte del chirurgo affinché la correzione di una parte così delicata e importante sul piano estetico risulti equilibrata e naturale.
L’intervento che interessa solo una parte della piramide nasale ha una durata minore rispetto ad una correzione generale, e il recupero post operatorio di conseguenza è più rapido e meno impegnativo per il paziente.

Per correggere la punta del naso in alcuni casi è utile impiegare la tecnica aperta, che consente al chirurgo una visione chiara del campo operatorio, e la possibilità di intervenire in maniera estremamente delicata e precisa.
La tecnica aperta comporta la presenza di piccoli punti di sutura nell’area di cartilagine e pelle che divide le due narici, con cicatrici che dopo la guarigione risultano praticamente invisibili.

Per maggiori informazioni sull’intervento di rinoplastica, consulta la pagina http://www.lachirurgiaplasticaestetica.it/chirurgia-estetica/naso/, o chiedi una consulenza personalizzata al Dott. Quercioli.

3° Corso Aicpe 2017 – Mastoplastiche Additive Secondarie: strategie e tecniche chirurgiche a confronto

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Pochi giorni fa sono stato invitato a partecipare a un interessante corso di aggiornamento, organizzato dall’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (AICPE), presso il Presidio Ospedaliero Villa Letizia, a L’Aquila.

Obbiettivo del corso, aggiornare i chirurghi specialisti che effettuano interventi ricostruttivi o estetici sulla mammella, sulle più recenti strategie di approccio chirurgico ai casi più complessi di “mastoplastica secondaria”, ossia i casi in cui si interviene per correggere problematiche insorte dopo un primo intervento.

Insieme a specialisti a livello nazionale, è stato possibile avere un’esperienza diretta su tre casi reali di complicazioni post intervento, che sono stati analizzati con i necessari strumenti diagnostici e corretti grazie alle tecniche più avanzate e le nuove strategie, che offrono vantaggi concreti.
I progressi costanti nelle tecniche con cui si effettua la mastoplastica additiva sono dovuti all’enorme casistica di cui possiamo disporre, dal momento che questo intervento estetico è il più eseguito nel mondo.
Altrettanto possiamo affermare al riguardo ai materiali protesici in silicone: oggi le protesi mammarie vengono vendute in milioni di esemplari all’anno, sia per gli interventi a fini estetici che per quelli ricostruttivi, post chirurgia oncologica.

Rispetto al passato, le protesi mammarie attuali sono caratterizzate da un profilo di sicurezza elevatissimo, e le possibili complicanze a breve e a lungo termine hanno un’incidenza ormai molto ridotta.
Questo con significa che la ricerca della protesi mammaria “ideale” non continui, per migliorare ulteriormente la qualità dei risultati estetici e garantire la massima sicurezza alle pazienti che decidono di operarsi.
Ci sono ormai milioni di donne nel mondo soddisfatte di aver ritrovato maggior serenità e autostima, correggendo l’aspetto del loro seno con la mastoplastica additiva o la mastopessi con impianto di protesi, anche se nell’enorme casistica dobbiamo confrontarci con alcuni effetti indesiderati e complicanze.

L’aggiornamento è importante in ogni settore, ma in special modo nella mia professione di chirurgo plastico è fondamentale il confronto con altri colleghi specialisti e la formazione costante, per stare al passo con i progressi e le innovazioni tecniche che tendono sempre maggiormente alla minore invasività e alla tutela degli aspetti legati alla salute e sicurezza dei pazienti.

Rinoplastica aperta e chiusa, tecniche a confronto

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Una delle domande più frequenti dei pazienti che desiderano  sottoporsi alla rinoplastica riguarda la tecnica: meglio l’intervento tradizionale o la cosiddetta “rinoplastica chiusa”? In realtà si tratta di una scelta che non è possibile effettuare a priori,  ma deve essere valutata caso per caso, in base alle caratteristiche del naso del paziente ed ai risultati estetici che desidera ottenere.
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Cosa sono la rinoplastica chiusa o aperta

La rinoplastica aperta è la tecnica tradizionale con cui si effettuano le correzioni estetiche e funzionali del naso. Per effettuare questo tipo di intervento dobbiamo incidere la columella, ossia la parte di cartilagine e pelle che divide  le due narici, e qualche volta anche la base delle narici stesse. Questa tecnica ci permette di vedere con molta chiarezza il campo operatorio, intervenendo in modo delicato e con estrema precisione.
Nella rinoplastica chiusa, invece, per accedere alla struttura  osteo-cartilaginea del naso si effettuano incisioni solo all’interno delle fosse nasali,  senza cicatrici visibili.

Quale tecnica scegliere?

Non si può affermare che una tecnica sia migliore dell’altra in assoluto, sta all’esperienza del chirurgo valutare i vantaggi e gli svantaggi di entrambe, in relazione al caso da trattare.
In alcuni casi la rinoplastica aperta,  scoprendo del tutto le cartilagini, ci offre maggiori possibilità di conseguire i risultati desiderati.
Ad esempio, quando la punta nasale è particolarmente grossa, oppure storta e asimmetrica,  è importante averne la piena visione per poter effettuare con delicatezza tutte le correzioni necessarie, ricreando l’ equilibrio ottimale fra i vari elementi della piramide nasale.
Il decorso post operatorio della rinoplastica è simile con entrambe le tecniche, e il rischio che la cicatrice nella columella resti visibile è trascurabile, rispetto alla possibilità di ottenere un risultato pienamente soddisfacente.

 

La rinoplastica è un intervento rischioso?

Oggi la rinoplastica è considerata una procedura sicura, e non presenta particolari rischi anche se, come ogni intervento chirurgico, deve essere affrontata sempre e comunque con prudenza e attenzione, affidandosi a un professionista  preparato e esperto.

Le tecniche attuali sono molto più conservative e delicate rispetto al passato, l’intervento può essere effettuato sia in anestesia generale che, in qualche caso, in anestesia locale con sedazione; il post operatorio è più breve e solitamente poco fastidioso, anche perché non si utilizzano più i tanto temuti tamponi.

Scopri di più sui tempi, modi e costi dell’intervento di rinoplastica.

La primavera è alle porte, diciamo addio a cuscinetti e cellulite grazie a CAVITAZIONE e RADIOFREQUENZA, le tecnologie più efficaci per il rimodellamento estetico del corpo, unite in un nuovo esclusivo trattamento

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La cavitazione medica: a cosa serve?

La cavitazione medica è un trattamento ambulatoriale per la riduzione dell’adipe localizzato, che può rappresentare un’alternativa valida per chi non vuole ricorrere alla liposuzione chirurgica.
Con la cavitazione medica possiamo eliminare gradualmente, con un certo numero di sedute, il grasso in eccesso e la cellulite, che tendono ad accumularsi prevalentemente su cosce, ginocchia, glutei e addome.

 

Come funziona la cavitazione

Questa tecnologia si basa sull’energia degli ultrasuoni a bassa frequenza, che hanno la capacità di penetrare molto in profondità, andando a colpire selettivamente le cellule adipose senza danneggiare i tessuti circostanti.
L’energia che si libera nel momento in cui gli ultrasuoni colpiscono le  loro“cellule bersaglio”, ossia gli adipociti, aumenta la pressione al loro interno, provocando la distruzione della membrana che li riveste e la dispersione del loro contenuto di acidi grassi.
Nei giorni successivi al trattamento, il nostro organismo elimina naturalmente gli acidi grassi liberati durante con la cavitazione, come si trattasse di un qualsiasi grasso alimentare.

 

Quali sono i risultati

Le cellule adipose colpite e danneggiate durante il trattamento di cavitazione non si riformano, perciò il risultato può dirsi definitivo, fintanto che si mantiene un peso stabile: accumulando chili di troppo, le cellule grasse presenti aumenterebbero di volume, rischiando di compromettere i risultati.
E’ importante chiarire che il trattamento di cavitazione (come del resto la liposuzione), non serve a perdere peso, ma si effettua per eliminare gli accumuli localizzati, riportando le giuste proporzioni e restituendo armonia al profilo corporeo; è importante che, prima di iniziare il trattamento, si sia raggiunto un peso vicino alla norma.

 

In quanto tempo si recupera la forma con la cavitazione

In genere sei/dieci sedute di cavitazione medica sono sufficienti per ottenere un risultato ottimo; le sedute si effettuano a distanza di una settimana l’una dall’altra, per dare tempo all’organismo di eliminare fisiologicamente il grasso cavitato. Nel frattempo, è molto utile seguire una dieta leggera e sottoporsi a trattamenti linfodrenanti.

 

La sinergia di cavitazione e radiofrequenza

Il trattamento degli accumuli adiposi può dare risultati ancor più brillanti se vi si abbina la tonificazione e il rassodamento dei tessuti; questo è possibile grazie all’innovativo sistema MC1 Multipower, che sfrutta la sinergia di ultrasuoni e radiofrequenza.
Numerosi studi clinici hanno dimostrato che la radiofrequenza stimola la produzione di collagene e elastina, migliorando visibilmente il tono e la compattezza della cute fin dalle prime sedute.
Questa piattaforma di ultima generazione offre un comfort ancor maggiore durante i trattamenti, grazie ai manipoli ergonomici, in grado di trattare rapidamente anche le zone ampie; per un rimodellamento a 360° è disponibile anche il manipolo specifico per il linfodrenaggio.

I VANTAGGI DEL TRATTAMENTO
Cavitazione Radiofrequenza
Rimodellamento del profilo corporeo Stimola la produzione di collagene e elastina
Miglioramento dell’aspetto della cute a buccia d’arancia Azione di ringiovanimento della cute
Migliore ossigenazione dei tessuti, con riattivazione della circolazione periferica Rimodellamento del profilo corporeo
Drenaggio dei liquidi Tonificazione e rassodamento delle aree trattate

 

La ricostruzione del seno dopo un tumore

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Il tumore mammario rappresenta ormai una patologia frequente nella donna.
Fortunatamente, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi terapeutici, il tasso medio di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi sfiora il 90%.
Sono molte le donne che guariscono, e tornano a una vita perfettamente normale. E’ importante che tutte possano usufruire dell’intervento di ricostruzione mammaria, per potersi sentire di nuovo donne “integre”, recuperare la propria immagine femminile e dimenticare l’esperienza della malattia.

Oggi le tecniche per rimuovere il tumore mammario sono meno invasive rispetto al passato. Gli interventi vengono effettuati con modalità il più possibile conservative, cercando di preservare la fisiologia del torace femminile, anche nei casi in cui la “quadrantectomia” non è sufficiente, ed è necessario asportare l’intera mammella.
Nei centri ospedalieri specializzati spesso è disponibile un’equipe chirurgica, che vede affiancato al chirurgo oncologo il chirurgo plastico; il primo “step” per la ricostruzione del seno avviene perciò contestualmente all’intervento di mastectomia, risparmiando alla paziente una nuova seduta chirurgica, ma soprattutto dandole la sensazione che dopo l’intervento si apra subito la strada del ritorno alla normalità.

La chirurgia ricostruttiva del seno è complessa, e le soluzioni per correggere la perdita causata dalla mastectomia sono estremamente personalizzate, a seconda delle caratteristiche fisiche e dell’aspetto della mammella controlaterale della paziente. delle sue esigenze e del grado di tolleranza, delle cure a cui dovrà sottoporsi (compresa l’ eventuale radioterapia).
Quali che siano le tecniche impiegate, la ricostruzione comprende sempre il ripristino dei tessuti cutanei e sottocutanei del torace che sono stati compromessi in modo più o meno grave dalla mastectomia, la creazione di un rilievo mammario e infine la ricostruzione del complesso areola-capezzolo.

Il chirurgo plastico ha l’obbiettivo di ricreare una mammella dall’aspetto il più possibile naturale, che appaia simile e simmetrica a quella controlaterale, che talvolta deve essere ritoccata affinché il risultato sia più armonioso.
Oggi anche la ricostruzione con lembi miocutanei è svolta con tecniche meno invasive rispetto al passato, che non compromettono la muscolatura dell’area donatrice, e offre risultati ottimi e estremamente naturali, ma si tratta sempre di un intervento della durata minima di 4/5 ore, che comporta tempi di recupero relativamente lunghi.
Quando è possibile, perciò, si tende a adottare la modalità più comune per ricostruire la mammella, che consiste nel creare al di sotto dei muscoli grande pettorale e dentato anteriore una sede adeguata per l’inserimento di un “espansore tissutale”, una sorta di protesi mammaria temporanea che può avere forma e dimensioni variabili.
L’espansore crea gradualmente lo spazio necessario all’inserimento di una protesi in silicone definitiva, poiché è munito di un’apposita valvola attraverso la quale viene inserita in modo del tutto indolore soluzione fisiologica. Esiste anche uno speciale impianto espandibile, la cosiddetta protesi di Becker, che una volta raggiunto il volume prestabilito può rimanere in sede come protesi definitiva, risparmiando alla paziente un’ulteriore seduta chirurgica.

Nella ricostruzione con protesi è molto utile impiegare la tecnica del lipofilling, prelevando cellule adipose da un’area del corpo della paziente in cui sono disponibili in abbondanza, per trasferirle nell’area della ricostruzione. Oltre a migliorare l’aspetto e la simmetria del seno ricostruito, il lipofilling offre un vantaggio in più: le cellule adipose hanno un elevato potenziale rigenerativo, e questo è particolarmente importante quando si interviene su tessuti che presentano profonde cicatrici o sono danneggiati dalla radioterapia.
Le protesi mammarie impiegate in chirurgia ricostruttiva sono le stesse che usiamo in estetica, e sono costituite da un involucro in silicone estremamente resistente, riempito con un gel altamente coesivo, che resta compatto anche nella remota ipotesi di rottura.
Oggi abbiamo a disposizione protesi mammarie estremamente sicure e di elevata qualità, in una gamma talmente ampia di dimensioni e forme da consentirci di scegliere la soluzione ottimale per ogni esigenza di ricostruzione