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Dalla liposuzione alla mastoplastica additiva, la Chirurgia estetica può aiutarti.

La Chirurgia Plastica Estetica

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Il trattamento con fili Silhouette Soft: ci sono possibili effetti collaterali?

· Medicina estetica, News · Comments Off on Il trattamento con fili Silhouette Soft: ci sono possibili effetti collaterali?

I fili di trazione e bioririvitalizzazione Silhouette Soft sono molto apprezzati dai pazienti, perché permettono di ottenere un visibile effetto “lifting” sul viso e altre aree del corpo, con una sola seduta, minimamente invasiva.
L’applicazione di queste speciali suture, composte da materiali biocompatibili e completamente riassorbibili, non comporta effetti collaterali, a condizione che siano rispettati alcuni requisiti:

competenza del medico che effettua il trattamento
– esecuzione del trattamento in ambienti idonei
sterilità dei materiali e dell’area trattata

E’ altrettanto importante, sia per il risultato estetico che per la sicurezza, che il paziente si attenga scrupolosamente alle semplici raccomandazioni rivevute del medico nel periodo precedente e successivo all’inserimento dei fili Silhouette Soft.
In molti casi il medico raccomanda l’assunzione di un comune antibiotico per via orale dal giorno prima, e per alcuni giorni dopo la procedura, al fine di escludere qualsiasi possibilità di infezione.
Nei casi in cui si sia effettuato un “lifting non chirurgico” al viso, inoltre, consiglierà di evitare per tre settimane almeno trattamenti odontoiatrici (che comportano uno sforzo dei muscoli mimici e dei tessuti facciali), ma anche altri trattamenti estetici in generale, massaggi, sfregamenti del viso durante le operazioni di pulizia e trucco, esposizione a fonti di forte calore, come il sole, i lettini abbronzanti, la sauna ecc.
Il medico previene la possibile comparsa di un lieve edema localizzato con l’applicazione di compresse di ghiaccio, subito dopo il trattamento, ma è utile anche qualche accortezza nei tre giorni successivi, come dormire supini e con il capo sollevato di almeno trenta gradi.
Infine, evitare per alcuni giorni sport e attività che potrebbero causare traumatismi.

Le controindicazioni
Come ogni trattamento di medicina estetica, l’uso delle suture va evitato a priori nei casi in cui il paziente si trovi in condizioni particolari, come ad esempio la presenza di problemi cutanei localizzati nelle aree di inserimento, malattie autoimmuni gravi, gravidanza e allattamento, materiali non riassorbibili precedentemente inseriti.
Esclude l’uso di questa tecnica anche l’allergia o ipersensibilità ai componenti delle suture.
Le controindicazioni all’uso dei fili includono infine la mancanza di indicazioni: pazienti che non presentano i requisiti idonei per poter ottenere un bel risultato estetico dopo l’inserimento dei fili sono esclusi dal trattamento in fase di consulto preliminare, grazie all’esperienza del medico, che è in grado di consigliare alternative altrettanto valide.

Perché l’acido ialuronico è ideale per trattare le occhiaie

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L’area del contorno occhi è contraddistinta da pelle particolarmente sottile e delicata, maggiormente soggetta allo stress ossidativo ed al fisiologico processo di invecchiamento.
Il manifestarsi di un caratteristico svuotamento dell’area perioculare è un problema estremamente diffuso, anche in giovane età, e spesso si accompagnato alla comparsa delle odiate “occhiaie”, che appesantiscono lo sguardo e ci regalano un bel po’ di anni in più.
Per far fronte a questo problema, dovuto soprattutto al progressivo riassorbimento del sottile strato adiposo che circonda l’occhio, la medicina estetica offre soluzioni non invasive, come le iniezioni di acido ialuronico, eventualmente combinate con specifici peeling in grado di eliminare il classico alone scuro.

Per il trattamento del contorno occhi esistono particolari formulazioni di acido ialuronico, caratterizzate da estrema morbidezza e ottima adattabilità a tessuti delicati e sottili. Queste sostanze permettono ad un medico esperto di effettuare in una sola seduta una correzione ottima e assolutamente naturale delle occhiaie.
La tecnica consiste nel diffondere il prodotto nel derma, nell’area compresa fra la palpebra inferiore e l’osso dello zigomo. Il trattamento richiede pochi minuti e risulta indolore, in quanto nella formula è presente una giusta percentuale di anestetico.
Una volta iniettato l’acido ialuronico, il paziente può subito apprezzare una visibile riduzione dei solchi e delle occhiaie, oltre a uno sguardo più luminoso, effetto che si mantiene per diversi mesi, fino a un anno circa.

Nella maggior parte dei casi dopo la seduta non c’è alcun segno visibile esternamente, in altri può comparire arrossamento o un lieve ematoma nell’area trattata, che viene riassorbito naturalmente in breve tempo. Questi eventuali segni non pregiudicano l’immediata ripresa delle normali attività della giornata.

Rinoplastica: come comportarsi dopo l’intervento.

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L’intervento di rinoplastica ci permette di migliorare l’aspetto estetico del naso, rimodellando le varie strutture che lo compongono e correggendo eventuali problemi funzionali.
Largamente praticato da ormai molti anni, si effettua oggi con tecniche molto meno invasive e dolorose di un tempo, ma la collaborazione del paziente è sempre importante per accelerare la guarigione e ottimizzare i risultati.

Limitare lo sviluppo di gonfiore e lividi evitando alcune sostanze prima di operarsi

Come sempre avviene dopo una procedura chirurgica, i tessuti interessati dall’intervento di rinoplastica sviluppano gonfiore e lividi, che si attenuano gradualmente entro alcune settimane.
Per limitare questo fenomeno, che condiziona sia la guarigione che il ritorno agli impegni personali e sociali, è importante prepararsi fin dalla fase pre operatoria, evitando l’assunzione di alcolici e di alcune categorie di farmaci.

Camminare e passeggiare (con alcune accortezza) per agevolare il ritorno dei tessuti alla normalità

Dopo l’intervento, per agevolare il ritorno dei tessuti alla normalità è essenziale stimolare la circolazione, è consigliabile ricominciare subito a camminare e passeggiare all’esterno, facendo attenzione però a non esporsi al sole, non accaldarsi e evitare sforzi, che sarebbero controproducenti.

Salvaguarda la zona operata non chinando la testa

Nei primi giorni post rinoplastica, mai chinare la testa verso il basso, ma mantenerla sempre sollevata, in modo da evitare l’intensificarsi della pressione verso la zona operata.
Anche durante il riposo è importante che la testa sia poggiata su più cuscini, sempre per non ostacolare il drenaggio.

Compresse fredde intorno a occhi e viso per un miglior decorso post-operatorio

Per attenuare il gonfiore e il fastidio in alcuni casi può essere utile l’applicazione di compresse fredde intorno agli occhi e sul viso (evitando il contatto diretto con il sito chirurgico), e l’assunzione di farmaci specifici, che al bisogno vengono prescritti dal medico: un rapido riassorbimento dell’edema infatti è fondamentale per una guarigione più rapida, e il raggiungimento del miglior risultato estetico.

 

Tamponi di garza fastidiosi e dolorosi? Non più!

Per quanto riguarda il dolore infine, le tecniche attuali non prevedono l’impiego dei tanto temuti tamponi di garza, fastidiosi e dolorosi da rimuovere. Per l’omeostasi utilizziamo materiali innovativi, che non comportano traumatismo durante la rimozione. La piramide nasale viene protetta con un tutore, che è importante mantenere per tutto il tempo indicato dal medico, onde evitare di sollecitare le strutture che si stanno consolidando.

 

Tossina Botulinica in estate: cosa non fare dopo il trattamento

· Chirurgia estetica, News · Comments Off on Tossina Botulinica in estate: cosa non fare dopo il trattamento

Il trattamento estetico con la tossina botulinica di tipo A si può effettuare senza problemi anche nella stagione calda. I piccoli accorgimenti da osservare nelle ore successive al trattamento (che non limitano le normali attività quotidiane), servono soprattutto ad evitare il surriscaldamento e la vasodilatazione della zona trattata: sono validi, naturalmente, per tutto l’anno, ma in estate è ancora più importante non trascurarli.

Dopo l’infiltrazione di tossina botulinica non c’è alcuna necessità di interrompere il lavoro o gli impegni del giorno, anche perché questa sostanza è impiegata a livello locale e non ha alcun effetto sistemico, non influenza la concentrazione, la capacità di guida nè altri parametri di salute.

Proprio perché l’azione di questa sostanza deve limitarsi ai piccoli muscoli corrugatori, individuati con la massima precisione dal medico in fase di trattamento, è importante evitare la pur remota possibilità che possa diffondersi anche in piccola parte nelle aree limitrofe, con un risultato estetico non ottimale o eventuali effetti indesiderati.

Le semplici raccomandazioni da seguire devono essere sempre date dal medico che effettua il trattamento, perché alcune possono essere relative a fattori individuali del paziente, ad esempio l’assunzione di alcune categorie di farmaci.

In linea generale:

– è prudente evitare di sdraiarsi immediatamente dopo il trattamento, prima che il principio attivo si sia legato ai muscoli che lo hanno assorbito, ma anche massaggiare o strofinare il sito dell’iniezione.

– il giorno del trattamento e quello successivo è consigliabile non prendere il sole diretto sul viso, ma anche non fare il solarium o la sauna: l’obbiettivo è evitare il surriscaldamento e la conseguente vasodilatazione nella zona in cui la tossina botulinica sta iniziando ad agire.
Naturalmente si può lavare il viso senza alcun problema, fare la doccia con acqua tipedida, applicare il trucco con delicatezza, sempre evitando pressione o sfregamento.

– lo stesso principio vale per il lavoro fisico impegnativo o lo sport: queste attività, se particolarmente intense, possono aumentare molto la temperatura corporea, astenersi dal praticarle nelle prime 24-36 ore dal trattamento è un accorgimento utile, specialmente in estate.

Tumori della pelle: come prevenirli

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Come ogni anno, all’arrivo dell’estate si torna a parlare di tumori della pelle, dal momento che la correlazione di questo tipo di neoplasie con l’esposizione eccessiva ai raggi solari è dimostrata scientificamente. In Italia oggi abbiamo 20 casi di melanoma e 100 casi di “Non Melanoma Skin Cancer” (epitelioma basocellulare e spinocellulare) ogni 100.000 persone.

Fra i vari tumori della pelle, il melanoma è senza dubbio il più temibile. Si tratta di una lesione melanocitica visibile ad occhio nudo, che colpisce con più frequenza i giovani adulti, prima dei 45 anni di età. Alcuni soggetti sono più predisposti ad ammalarsi: la familiarità incide, anche se questo tumore non è ereditario, ma anche una pelle molto chiara (che aumenta le probabilità di incorrere in numerose ustioni solari nell’arco della vita), la diffusione sulla pelle di oltre 50 nevi, oppure nevi di grandi dimensioni, dal colore e la forma irregolari.

La diagnosi precoce è l’arma principale per difendersi da questa gravissima patologia, in particolar modo se sono presenti uno o più fattori di rischio. Ognuno di noi dovrebbe osservare spesso i nevi presenti sul proprio corpo, esaminando anche il cuoio capelluto, le palme di mani e piedi, le unghie e le orecchie. Se si nota la comparsa di nuove aree pigmentate o il cambiamento di forma, dimensioni e colore dei nevi esistenti è bene affidarsi immediatamente allo specialista.
Il dermatologo utilizza un apposito strumento, il dermatoscopio, che gli permette di avere una visione ingrandita dei nevi e individuare immediatamente, grazie alla sua esperienza, la presenza di anomalie morfologiche sospette.
Poiché il melanoma è un tumore aggressivo, è fondamentale l’intervento immediato: se si riesce a rimuoverlo chirurgicamente in una fase in cui è circoscritto, e non ha ancora aggredito i tessuti in profondità, ci sono fino al 95% di possibilità di guarigione completa.

La prevenzione gioca un ruolo altrettanto importante nella lotta ai tumori della pelle: i dati scientifici confermano l’esistenza di uno stretto legame fra il melanoma e l’ esposizione massiccia e indiscriminata alle radiazioni solari UV, che inevitabilmente si accompagna a ripetute ustioni durante l’infanzia e la giovinezza.
E’ sbagliato esporsi al sole per molte ore nei brevi periodi di vacanza: la pelle ha bisogno di creare il suo “scudo naturale” alle radiazioni UV tramite un’esposizione moderata e progressiva, in special modo se si ha una carnagione chiara, con presenza di efelidi: spesso ci si rende conto solo molte ore dopo di aver esagerato, quando compaiono fastidiosi arrossamenti, eritemi e ustioni, che possono raggiungere il derma, danneggiando il DNA delle cellule.

Secondo le linee guida della Skin Cancer Foundation è bene evitare del tutto di esporsi quando le radiazioni solari sono particolarmente intense (nel nostro paese fra le 11 e le 16 del pomeriggio), a meno che non sia possibile coprirsi con gli abiti e il cappello e cospargere le zone scoperte con una crema ad alta protezione di alta qualità, priva di allergeni, coloranti e profumi, da applicare mezz’ora prima di uscire e ogni due ore durante la permanenza al sole, perché spesso si suda o ci si bagna.
Ricordare sempre che la vicinanza del mare, di uno specchio d’acqua, della stessa sabbia, della neve, riflette e amplifica le radiazioni nocive, che ci colpiscono anche se siamo sotto l’ombrellone e sono presenti anche se il cielo appare velato o coperto.

Con queste semplici raccomandazioni di buon senso è possibile beneficiare del meglio del sole, indispensabile per stimolare nel nostro organismo la sintesi della vitamina D, senza correre inutili rischi.

Radiofrequenza viso e corpo: quante sedute per un buon risultato?

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I vantaggi che ci offre il trattamento di radiofrequenza sono ormai ben conosciuti, questa tecnologia abbina risultati estetici ottimi e di lunga durata alla minima invasività. Senza disagio, senza la necessità di tempi di recupero, si può ottenere un visibile ringiovanimento del viso o rimodellare il corpo, migliorando il tono della cute e eliminando accumuli adiposi e inestetismi di varia natura.

E’ importante però sottolineare che, come avviene quasi sempre per i trattamenti ambulatoriali, la radiofrequenza richiede un certo numero di sedute, che varia a seconda della situazione di partenza, che può essere più o meno grave, dell’obbiettivo da raggiungere e delle caratteristiche proprie di ogni paziente, ossia la reattività individuale allo stimolo prodotto dalle onde di radiofrequenza.

I requisiti fondamentali che determinano il successo di questo trattamento sono la professionalità dell’operatore e l’impiego di un ottimo dispositivo medicale di ultima generazione, in grado di offrire performance di alto livello sul piano dell’efficacia e della sicurezza:  dando ciò per scontato,  è possibile dare indicazioni di massima sul ciclo di trattamenti necessari a risolvere i più frequenti problemi:

Radiofrequenza viso – (attenuazione delle rughe espressive, miglioramento della texture e della compattezza della pelle, rimodellamento dell’ovale) : sei sedute, intervallate a seconda dei casi con trattamenti biorivitalizzanti, offrono un risultato ben visibile, dato non solo dall’effetto immediato di contrazione delle fibre di collagene, ma anche dallo stimolo alla produzione endogena di nuovo collagene, che si espleta in tempi più lunghi.
Tre mesi circa di trattamento per un ottimo miglioramento estetico che, a seconda delle esigenze e degli obbiettivi del paziente, può essere prolungato senza rischi oppure “rinnovato” con periodiche sedute di richiamo a distanza di alcuni mesi, per mantenere e perfezionare il risultato, da concordare con lo specialista che ha eseguito il trattamento.

Trattamento di radiofrequenza corpo – (rassodamento cutaneo e riduzione delle adiposità localizzate e della cellulite su cosce, braccia, addome e fianchi) :  le sedute corpo si possono effettuare a intervalli di una/due settimane, e i primi risultati si evidenziano fin dalla terza. L’azione delle onde di radiofrequenza è molto potente e penetra in profondità dei tessuti, i risultati perciò si consolidano nell’arco di alcuni mesi, effettuando un minimo di 6/10 sedute. In questo arco di tempo le fibre di collagene vanno incontro ad un processo di riorganizzazione e si “compattano”, i fibroblasti si riattivano, producendo maggiori quantità di collagene e elastina, facendo sì che il tessuto cutaneo recuperi tono, elasticità e compattezza in modo duraturo.

Oggi utilizziamo prevalentemente le nuove radiofrequenze bipolari o quadripolari, che donano al paziente ottimi risultati in modo fisiologico e graduale, nell’arco di qualche mese, evitando disagi e allontanando qualsiasi potenziale rischio legato all’ esposizione dei tessuti al calore.

Esistono però trattamenti, fra i quali il più noto è Thermage®, che possono garantire risultati in una sola seduta. Il loro effetto immediato ed incisivo è dovuto all’impiego di radiofrequenza monopolare, che veicola in profondità nei tessuti un calore estremamente intenso, provocando l’immediata contrazione del collagene e una forte attivazione dei fibroblasti. Il trattamento è sicuro e non causa eccessivo disagio durante la seduta, grazie alle speciali prerogative tecniche, che gli hanno valso l’approvazione della FDA americana. In ogni caso, in considerazione del maggior impegno richiesto al paziente, il trattamento Thermage® ha indicazioni specifiche e deve essere preceduto da un’accurata valutazione da parte dello specialista.

Aumento del seno – cosa succede dopo?

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Il periodo di recupero dopo la mastoplastica additiva è una tappa importante nel percorso che una donna affronta per conquistare la silhouette tanto desiderata. Per ottenere il miglior risultato è importante durante la convalescenza seguire attentamente le istruzioni del chirurgo e sottoporsi ai controlli necessari.

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E’ arrivato il giorno in cui l’intervento, finalmente, è stato effettuato: tutto è andato per il meglio, anche grazie al rapporto di fiducia creato con il chirurgo, che ha permesso di pianificare al meglio ogni dettaglio. Che altro rimane da fare per allontanare ogni possibile complicanza e far sì che l’importante traguardo raggiunto si riveli soddisfacente sotto ogni aspetto?

Il momento del recupero post operatorio è estremamente importante, sia per la salute che per il conseguimento di un risultato estetico ottimale. Nel caso della mastoplastica additiva, la fase più importante di questo processo si completa in genere entro poche settimane, attraversando fasi successive, di cui è molto importante che siate informate e consapevoli:

– 24 ore dopo l’intervento è possibile avvertire disagio e qualche postumo dell’anestesia: è bene non aver fretta e osservare un giusto riposo, con un familiare o un amico vicino, per evitare di dover provvedere da sole a tutte le necessità, compresa l’assunzione dei farmaci eventualmente prescrittti.

– per uno/tre giorni potrebbe essere indicato continuare l’assunzione di farmaci antidolorifici, in questa fase infatti i seni sono gonfi e possono presentare lividi, è normale avvertire stanchezza generale e tensione nell’area operata.

– in seconda giornata si effettua il primo controllo dal chirurgo che vi ha operato, con rimozione degli eventuali drenaggi, che avviene in modo rapido e indolore

– una settimana circa dopo l’intervento si effettua un secondo controllo, per rimuovere i punti e controllare se la guarigione procede in modo corretto. E’ possibile in questo caso tornare al lavoro, indossando sempre un reggiseno contenitivo per non sottoporre l’area operata al peso e alla trazione. In caso si svolga un lavoro più attivo fisicamente, che comporta anche sollevare pesi, è consigliabile attendere un po’ più a lungo, le restrizioni riguardano anche sport come la corsa, da evitare almeno per un mese.

– a circa due settimane dall’intervento gonfiore e disagio sono quasi del tutto spariti, ma è normale che il seno resti un poco più gonfio e teso, questa situazione perdura anche per cinque/sei mesi, dopodiché il seno raggiunge la sua forma e dimensione definitiva, mostrandosi più morbido e naturale.

– nel corso di un intero anno dopo l’intervento continuerà il processo di guarigione, al termine del quale le cicatrici appariranno come sottilissime linee chiare. Sia che le incisioni siano state effettuate nel solco sottomammario che intorno all’areola, saranno poco visibili e rimarranno nascoste indossando la biancheria intima.
In alcuni casi, anche a seconda delle caratteristiche individuali della paziente, il processo di guarigione potrebbe essere più lungo: è essenziale controllare assiduamente le incisioni, proteggerle da agenti chimici, traumi e dalla luce solare diretta.

– per tutta la durata del processo di recupero il chirurgo e l’equipe medica devono essere per voi un punto di riferimento, fornire istruzioni per ottimizzare la guarigione, intervenire tempestivamente su ogni eventuale piccolo problema, per assicurare il miglior risultato possibile e il minor numero di complicazioni.

– negli anni a seguire, le donne che si sono sottoposte alla mastoplastica additiva continuano ad effettuare i normali screening, spesso con maggiore attenzione e assiduità, per il desiderio di controllare l’integrità delle proprie protesi: questo risulta essere un punto a favore nella prevenzione e lotta ai tumori mammari.
Le possibilità di rottura delle protesi o contrattura capsulare sono molto rare nei primi cinque anni dall’impianto, in seguito si attestano su percentuali bassissime: l’ecografia mammaria permette di individuare eventuali problemi, anche nel caso in cui non ci siano sintomi o fastidi. Fortunatamente, grazie alle caratteristiche delle protesi attuali, anche l’eventuale rottura non costituisce un rischio per la salute, ma richiede la sostituzione dell’impianto danneggiato.
Anche se oggi, grazie ai progressi tecnici e alla qualità dei materiali protesici, la possibilità che si verifichino certi eventi avversi è abbastanza remota, è importante in fase di consulto chiarire con il chirurgo ogni vostro dubbio e ottenere tutte le informazioni necessarie per scegliere con consapevolezza, fugando ansie e timori infondati.

 

Cellulite: quando la cavitazione medica rappresenta la scelta più adatta

· Chirurgia estetica, News · Comments Off on Cellulite: quando la cavitazione medica rappresenta la scelta più adatta

Con l’avvicinarsi dell’estate torna la preoccupazione per la nostra forma fisica. La cavitazione medica è una soluzione molto efficace e sicura per rimodellare il corpo, senza dover ricorrere alla liposuzione, ma è giusto ricorrere a questo trattamento quando il problema principale da combattere è la cellulite?

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La cellulite è un vero e proprio “disordine” a carico del tessuto superficiale e dello strato adiposo sottostante, che in condizioni normali funge da riserva energetica per il nostro organismo: seguendo una dieta che rende negativo il bilancio calorico quotidiano, i grassi accumulati dovrebbero essere rapidamente metabolizzati, ma in realtà questo avviene solo a condizione che nell’interno della massa adiposa vi sia una microcircolazione ottimale, e un’adeguata distribuzione delle molecole di grasso.

La cavitazione è un trattamento molto adatto per combattere la cellulite, sia in stadio iniziale, con pelle a buccia di arancia, che in stadio più avanzato, con presenza di micronoduli e di fibrosi. In questi casi, naturalmente, la competenza del personale medico a cui ci si affida è decisiva, sia ai fini del successo del trattamento che per evitare di mettere a rischio la propria salute.

In base alla mia esperienza nel trattamento della cellulite, ho constatato che i tessuti colpiti da questa alterazione possono essere trattati più efficacemente abbinando i vantaggi di due tecnologie, ultrasuoni e radiofrequenza, perché in questo modo all’eliminazione delle cellule adipose si abbina un forte effetto stimolante sul microcircolo, l’ossigenazione e la tonicità dei tessuti.
L’apparecchiatura ad ultrasuoni e radiofrequenza disponibile in studio, MC1 Multipower, ha funzionalità specifiche per il trattamento dei vari stadi di cellulite. Lo speciale manipolo, che durante la seduta alterna automaticamente potenze e frequenze diverse, effettua una sorta di massaggio meccanico sulla massa adiposa, con un duplice risultato: colpire e distruggere gli adipociti tramite l’effetto di cavitazione, riattivare la circolazione sanguigna distrettuale, aumentando l’ossigenazione dei tessuti. Lo smaltimento dei liquidi e delle tossine, principali responsabili della cellulite, attenua l’ edema e migliora visibilmente l’aspetto della cute. Per potenziare ulteriormente gli effetti, in alcuni casi il medico può abbinare alle sedute con il macchinario l’infiltrazione nel tessuto adiposo di appositi farmaci.

I vantaggi della cavitazione abbinata ad ultrasuoni nel trattamento della cellulite possono essere così riassunti:

– non è un sistema invasivo, provoca al massimo una sensazione di intenso calore, limitatamente alla prima fase della seduta in cui si applica una modalità “d’urto”
– riduce la circonferenza e migliora l’aspetto delle zone trattate senza chirurgia, quindi senza bisogno di anestesia e convalescenza
– è sicuro, perché non danneggia i vasi sanguigni, i nervi e il tessuto connettivo circostante, non ha fastidiosi effetti collaterali nè postumi
– è efficace, la riduzione del grasso localizzato e della cellulite in alcuni casi può essere visibile e misurabile già dopo il primo trattamento

I risultati raggiunti dopo un ciclo di sedute di cavitazione e ultrasuoni, che in fase iniziale si effettuano a distanza di una settimana l’una dall’altra, possono essere così sintetizzati:

riduzione della circonferenza dei fianchi, dell’addome, delle cosce e in generale di ogni area trattata, più evidente se il paziente abbina alle sedute una moderata attività fisica e adotta una dieta adeguata, bevendo molta acqua durante il giorno

distensione di cute e tessuti: insieme all’evidente perdita di centimetri, dona un visibile miglioramento dell’aspetto delle aree trattate, pelle più tonica e elastica grazie alla stimolazione del collagene

attenuazione della cute a buccia di arancia, dei noduli e della fibrosi che accompagna la cellulite in fase avanzata, grazie alla rottura dei setti fibrosi e dei noduli formatisi in profondità

minore ritenzione idrica, grazie alla riattivazione del microcircolo e del circolo linfatico.

Il consiglio è effettuare un approfondito consulto preliminare, per stabilire con certezza se la cavitazione può essere risolutiva nel nostro caso specifico, in caso affermativo creare un protocollo personalizzato e pianificare il numero di sedute necessarie, con i relativi costi.
Durante il consulto il medico si accerta che il trattamento sia idoneo e che non esistano controindicazioni specifiche, prendendo in considerazione i fattori più importanti, come lo stato di salute del paziente, l’età e le caratteristiche fisiche, gli eventuali problemi circolatori o ormonali che possono aver giocato un ruolo nella formazione della cellulite, la presenza di particolari condizioni o patologie in atto che potrebbero rendere il trattamento inefficace o dannoso per il paziente.

Effetto “lifting” sulle mani con i trattamenti di ringiovanimento.

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Con il passare degli anni le nostre mani vanno incontro ad un naturale processo di invecchiamento, accelerato dalla costante esposizione agli agenti esterni, come raggi solari, sbalzi di temperatura, sostanze chimiche. La pelle che ne ricopre il dorso, un tempo compatta e distesa, si assottiglia sempre più a causa della perdita del grasso sottocutaneo, fino a mettere in evidenza vene, tendini e ossa. Sulla superficie cutanea appaiono macchie diffuse e, in alcuni casi, cheratosi attiniche o senili.
Cosa si può fare per riavere mani dall’aspetto più giovanile, senza rughe e macchie in evidenza che ci regalano un bel po’ di anni in più?

Innanzi tutto, per migliorare le caratteristiche di elasticità e compattezza è possibile ricorrere ad un trattamento biorivitalizzante senza aghi, il PRX T33. Si tratta di uno speciale “peeling” a base di acido tricloroacetico e perossido di idrogeno, che non è aggressivo sulla superficie cutanea ma penetra in profondità, andando a riattivare il turnover cellulare.
La “bioristrutturazione” delle mani si può effettuare anche in modo convenzionale, iniettando sotto la superficie cutanea, con sottilissimi aghi o micro cannule, soluzioni di acido ialuronico, aminoacidi e vitamine. Questa procedura risulta indolore, perché la superficie della mano è trattata preventivamente con un anestetico topico o locale.
Un ciclo di bioristrutturazione, che di solito prevede sei/dieci sedute a una settimana di distanza una dall’altra, è in grado di migliorare notevolmente il grado di idratazione della pelle che ricopre il dorso delle mani, l’elasticità e la texture, e può essere completato con sedute di radiofrequenza o con l’uso di filler riassorbibili, per un effetto riempitivo e volumizzante immediato.

Nei casi in cui il problema principale sia la pelle disidratata e spenta, costellata da macchie, la soluzione migliore è rappresentata da una speciale categoria di peeling, i “depigmentanti”, a base di  acido azelaico, tranexamico, arbutina, acido cogico e lattobionico.
Questi trattamenti servono soprattutto per uniformare il colorito della pelle, eliminando le cosiddette macchie senili, ma anche per restituirle compattezza e renderla più vitale.
Il primo trattamento ha la durata di mezz’ora circa e si esegue in ambulatorio, dopodiché la paziente prosegue a casa la cura per alcune settimane, con l’applicazione di creme specifiche che gradualmente ottimizzano e stabilizzano il risultato.

Se si desidera ottenere un vero e proprio effetto lifting, tuttavia, è possibile intervenire contemporaneamente su tutti i segni dell’invecchiamento delle mani: assottigliamento della pelle del dorso, che causa la “scheletrizzazione”, pelle secca e rugosa, macchie cutanee. La soluzione definitiva è il lipofilling, basato sul trasferimento di cellule adipose prelevate da un’area del corpo in cui sono presenti in abbondanza. Il grasso trasferito alla mano dona un risultato estremamente naturale e duraturo, senza il rischio di complicazioni o allergie. All’effetto di riempimento naturale, che ripristina l’aspetto morbido di una mano giovanile, si unisce una vera e propria rigenerazione della pelle, grazie alla presenza nel grasso trapiantato di un’elevata quantità di cellule staminali multipotenti.
Questo intervento è scarsamente invasivo e ha la durata di un’ora circa, si effettua in anestesia locale e non prevede cicatrici.

Mastoplastica additiva: nuovi traguardi di sicurezza e innovazione.

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Lo dicono le statistiche ufficiali: la mastoplastica additiva è l’intervento di chirurgia plastica-estetica più effettuato in Italia. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche, costante negli ultimi anni, ha reso questo intervento sempre meno invasivo, con un decorso post operatorio pressoché indolore e un rapido ritorno alle normali attività.
La sicurezza è il requisito fondamentale quando si parla di un intervento chirurgico, a maggior ragione se si tratta di un intervento a fini estetici, come l’aumento del seno, che risponde al desiderio della paziente di migliorare e valorizzare la propria immagine femminile. Per questo nella mia attività professionale prediligo tecniche chirurgiche innovative, ma ampiamente sperimentate, e mi avvalgo esclusivamente di dispositivi medici di qualità indiscussa.

Oggi una mastoplastica additiva ben eseguita ha un impatto molto più lieve sulla paziente, sempre grazie all’enorme bagaglio di esperienza maturato negli anni, con moltissimi interventi effettuati in tutto il mondo. In base all’esperienza e alle competenze del chirurgo i tempi operatori possono essere notevolmente ridotti, rispetto alle medie di dieci anni fa, ciò comporta anche che l’anestesia sia più breve e molto meglio tollerata dalla paziente, che difficilmente lamenta disagio al risveglio.
Per quanto riguarda la tecnica, quella che normalmente preferisco utilizzare è la “dual plane”, che rappresenta l’evoluzione e in un certo modo la “sintesi” delle due tecniche principali, sotto muscolare e sotto ghiandolare. La dual plane, sfruttando i vantaggi di entrambe, ci permette di ottenere un risultato estetico estremamente naturale ed evitare che la protesi sia visibile o palpabile dall’esterno, come in alcuni casi potrebbe avvenire utilizzando la tecnica sotto ghiandolare. Al tempo stesso, la dual plane supera alcuni limiti della tecnica sotto muscolare, assicurando un decorso post operatorio ottimale, più breve e molto meno doloroso.

La scelta della protesi riveste un ruolo fondamentale in questo intervento, non solo ai fini del risultato estetico, ma anche e soprattutto per la sicurezza.
Le protesi mammarie di cui ho scelto di avvalermi sono prodotte in Scozia, nello stabilimento dell’azienda Nagor, presente sul mercato da circa quarant’anni. Le protesi Nagor vantano caratteristiche innovative, come l’estrema morbidezza e coesività (ossia indeformabilità del materiale) unite ad un ottimo profilo di sicurezza, non a caso sono garantite a vita contro ogni possibile evento avverso.

Ancora oggi in chirurgia estetica le protesi mammarie maggiormente utilizzate sono quelle di forma rotonda, più semplici nella gestione, per certi versi, ma che possono rivelarsi inadeguate in alcuni casi specifici, quando la donna desidera una forma del tutto naturale del seno.
Per andare incontro a queste esigenze sempre più frequentemente mi avvalgo di protesi di forma anatomica, che mi permettono raggiungere il risultato di estrema naturalezza che la paziente desidera, e donarle un seno dalla forma più stabile nel lungo termine.

La scelta della protesi deve essere il frutto di un’attenta valutazione dei desideri della donna ma anche delle caratteristiche anatomiche del suo seno e torace, in funzione del miglior risultato che è possibile raggiungere. Ritengo fondamentale che durante le visite pre intervento si instauri un rapporto di fiducia e un buon dialogo con la paziente, per poter chiarire ogni suo dubbio e orientarla verso la scelta ottimale nel suo caso specifico.

Un’ultima rassicurazione da offrire alle donne che sognano di rimodellare il proprio seno o aumentarne il volume è la stabilità del risultato: le attuali tecniche chirurgiche, che uno specialista preparato ed esperto è in grado di sfruttare al meglio, e la qualità dei migliori impianti mammari in commercio, fanno sì che i vantaggi ottenuti con l’intervento rimangano stabili per moltissimo tempo, e che la presenza delle protesi non interferisca con i normali screening diagnostici né con la capacità della donna di allattare al seno.